I'm a geek girl

SOS neonato: ecco come la rete ti può aiutare a sopravvivere al primo anno del tuo bambino

“It takes a village to raise a child”: alla base di questo proverbio di origine africana, che ti capiterà senz’altro di leggere e sentire spesso quando diventi mamma, c’è la consapevolezza che un figlio è una risorsa per la società; allo stesso tempo suggerisce che quello del genitore è un mestiere talmente duro (e diciamolo: pure un po’ ingrato), soprattutto all’inizio, che il supporto della comunità di riferimento è fondamentale.

Peccato che poi, spesso, non sia così. Non starò a indagare le motivazioni per cui questo succede: sappiamo che sempre più spesso il nostro lavoro e la vita ci portano a vivere lontano dalle famiglie di origine (e questo non è per forza negativo), ma soprattutto che i servizi per le giovani famiglie non sempre sono disponibili e distribuiti omogeneamente sul territorio.

A questo proposito, ti consiglio comunque di vedere se vicino a casa tua c’è un consultorio famigliare pubblico (puoi vedere qui), o privato (prova a cercare associazioni di ostetriche e case di maternità: a Milano ti consiglio La Luna Nuova, La via Lattea e L’associazione Felicita Merati).

Di solito in questi spazi si organizzano, oltre ai percorsi preparto, molte attività rivolte ai neo-genitori: dai corsi di massaggio neonatale, ai gruppi di confronto fra mamme, alle attività di sostegno psicologico e di aiuto all’allattamento. Io, ammetto, senza il consultorio di zona sarei stata persa!

Anche la tecnologia però può darci una mano, soprattutto nei primi tempi alle prese con un neonato, quando tutto è così nuovo e incomprensibile. Ho selezionato 5 risorse online e app che per me sono state di grande aiuto nel primo anno di vita di mia figlia.

The Wonder Weeks

Come sopravvivere agli scatti di crescita

In gravidanza ho letto diversi “libretti di istruzioni” sui neonati. Non ci posso fare niente: sono sempre stata una secchiona a cui piace studiare arrivare preparata nelle situazioni difficili.

Peccato che con mia figlia (e penso con qualunque bambino) non sia servito a nulla: anzi, alla fine era così frustrante vedere che lei non corrispondeva a nessuna descrizione o tipologia di neonato raccontata così magnificamente dai libri che in poco tempo ho deciso di buttarli via tutti e fare di testa mia. Forse ci vorrebbe un libro che ci insegni a seguire il nostro istinto, cosa che non riusciamo più a fare perché in qualche modo ci hanno convinto che è sbagliata.

Fra tutta la letteratura per neomamme, però, mi sento di salvare e anzi consigliare solo un libro: The Wonder Weeks, che ha anche un sito e un’app piuttosto ben fatta, è l’unico che mi sia stato davvero utile. Il libro si limita a descrivere e spiegare le tappe dello sviluppo dei bambini da zero a diciotto mesi, senza proporre metodi miracolosi.

Si basa sulle ricerche di due etologi olandesi, che studiando le tappe evolutive dei baby gorilla sono riusciti a descrivere come anche gli esseri umani, nei primi anni di vita (e fino all’adolescenza) abbiano uno sviluppo cognitivo che procede a balzi.

Quando questi balzi si verificano, e nel primo anno e mezzo di vita sono piuttosto frequenti, il cervello acquisisce nuove skill e questo si riflette in un avanzamento delle capacità cognitive, emotive e motorie del bambino.

Queste tappe (le wonder weeks), pur considerando la soggettività di ciascuno, hanno tempistiche abbastanza prevedibili. Attenzione però al rovescio della medaglia: le settimane precedenti questi “scatti di crescita” sono delle vere e proprie stormy weeks.

Il vostro bambino apparentemente avrà delle regressioni e vi darà del filo da torcere, per usare un eufemismo! Niente di più normale, perché per lui questi salti quantici verso nuove competenze sono dei veri e propri terremoti dal punto di vista emotivo. Occorre quindi pazienza, tanto caffè e potendo un po’ di aiuto esterno: verrai ripagata con le conquiste meravigliose del tuo pargolo 🙂

(NB: Il libro esiste anche in italiano ma consiglio la versione originale, perché la traduzione è un po’ carente.)

Le Cicogne

Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo dò?

“Trovare la tua babysitter non è mai stato così semplice”: questa è la promessa de Le Cicogne, una start-up tutta al femminile che ha come obiettivo quello di semplificare la vita ai genitori alla ricerca di un aiuto per la gestione dei piccoli di casa.

Di fatto, trovare una tata non è affatto semplice, anche se non sei alla ricerca di Mary Poppins in persona. Quando la rete personale di conoscenze e il passaparola non bastano, Le Cicogne può essere l’alleato indispensabile per trovare la persona che fa per noi. Sul sito ci si iscrive (gratuitamente) e si inseriscono le proprie necessità in termini di orari, giorni e tipologia di persona ricercata; il team delle Cicogne, dopo alcuni giorni, ti scriverà una mail proponendoti una shortlist di 3 o 4 candidate, con cui potrai prendere accordi per un colloquio conoscitivo.

Noi abbiamo trovato così la nostra tata e la scelta è stata davvero difficile, perché tutte le ragazze che ci hanno proposto erano davvero in gamba! Anche i pagamenti sono smart: si registra la propria carta di credito e si paga solo l’effettivo tempo di lavoro (le ragazze fanno check-in e check-out tramite la propria app). Inoltre il rapporto di lavoro è in regola e il prezzo orario comprende anche una quota di assicurazione sul lavoro della babysitter.

Baby Pitstoppers

Tutta nostra la città!

Se sei a spasso con il tuo bambino prima o poi dovrai fermarti ad allattarlo o a dargli la pappa, cambiargli il pannolino o semplicemente fare una pausa per rispettare le sue esigenze di riposo e tranquillità.

Non sempre però, purtroppo, si trovano locali accoglienti, muniti di fasciatoio, seggiolini e spazi adatti ai bambini piccoli. A questo proposito sono nati i Baby Pitstop: spazi protetti all’interno di locali pubblici per fare “un cambio di pannolino e il pieno di latte”. I negozianti ed esercenti che aderiscono a questo circuito, promosso anche dall’UNICEF, ottengono la certificazione impegnandosi a rispettare il Codice internazionale sulla commercializzazione del latte materno, e mettendo a disposizione spazi e attrezzature. Per trovarli, usa la web app Baby Pistoppers: grazie alla geolocalizzazione potrai individuare nelle vicinanze i luoghi per allattare, cambiare il pannolino, scaldare la pappa e accessibili ai passeggini.

Playground around the corner

Ancora un giro in altalena

Questo sito, e la app collegata, nascono da un’esigenza e dall’intuizione geniale di Mary Franzoni, mamma di due bambini piccoli e appassionata di viaggi.

Ecco come racconta il suo progetto: “Da sempre amo viaggiare e continuo a farlo con i miei figli. Viaggiare con bambini è fattibilissimo, solamente devo adattare il viaggio anche ai loro bisogni e desideri. E qual è il principale bisogno di un bambino se non quello di giocare? Ecco che il parco giochi dietro l’angolo (da qui il nome del blog) si presenta come un’ ottima soluzione: economica, inserita nel contesto locale, decisamente a misura di bambino. Viaggiando in Italia con difficoltà ho trovato risposta alle domande “dov’è il parco giochi in città?”. Né il web né gli uffici turistici locali conoscevano queste informazioni e allora ho pensato di fornirle io partendo da un blog.”

Il sito racconta i playground più belli del mondo, mentre tramite l’app è possibile geolocalizzarli, segnalarli e recensirli. Una risorsa indispensabile per quando i bambini cominciano a crescere un po’ e a chiedervi il famoso “ultimo giro” in altalena!

White Noise Ambiance

Hush little baby, don’t you cry

Il sonno dei bambini è un argomento spinoso. Per me, poi, che non ho dormito per i primi 18 mesi di mia figlia, è ancora un trauma. Senza addentrarmi in dettagli, se vi capita la sfortuna (perché qui è il caso che decide) di un bambino che fa fatica a dormire probabilmente vi ritroverete alla ricerca di strategie e strumenti per favorire il sonno di queste piccole pile che non si scaricano mai.

Ogni famiglia trova il suo modo, e, si spera, il suo equilibrio. Ma tra i tanti esperimenti fatti, a noi era sembrato efficace il cosiddetto “rumore bianco”, ovvero quel tipo di rumore di sottofondo che per alcuni (anche adulti) favorisce il sonno. Ci sono tante app a questo scopo (segno che il problema è tutt’altro che fuori dal comune): io mi sono trovata bene con White Noise Ambiance, che ha una libreria con tanti tipi diversi di rumori d’ambiente. Funzionava? A volte sì, a volte ci addormentavamo noi prima di lei!

Bonus track: se siete a corto di ninne nanne potete provare questa playlist di Spotify. A quanto pare queste sono le musiche più rilassanti del mondo 🙂

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